CRESCE LA MECCANICA, MA MANCANO FIGURE SPECIALIZZATE

 

Nel secondo trimestre 2018 la produzione metalmeccanica italiana registra + 0,9% sul primo trimestre 2018 e +4,9% sull’anno precedente, ma le previsioni sono all’insegna del rallentamento. Sulle prospettive a breve pesano le incognite delle guerre commerciali e della Brexit. Positivo nello stesso periodo anche l’andamento dell’Industria metalmeccanica di Bari e BAT: Il 50% degli intervistati dell’area segnala una crescita della produzione totale e il 47% una situazione stabile. Solo il 3% lamenta un calo. Questa, in sintesi, la situazione del settore metalmeccanico tratteggiata dalla 147ma Indagine congiunturale di Federmeccanica.

 

L'indagine è stata presentata alla stampa il 25 settembre a Roma e, in contemporanea, in molti poli metalmeccanici del Paese, fra cui Bari. Una presentazione che, ogni tre mesi, vede protagonisti anche i territori in un evento “corale”, denominato “I Giorni della Metalmeccanica” che vuole far conoscere meglio il peso e l’andamento di un settore che genera l’8 % del Pil e quasi il 50% dell'export nazionali.

I dati relativi all’andamento del comparto metalmeccanico nazionale sono stati presentati a Roma da Elena Falcone, del Centro studi di Federmeccanica e vedono il proseguimento di una fase moderatamente espansiva per il settore metalmeccanico, ma previsioni all’insegna di un rallentamento. L’analisi trova riscontro anche nelle dinamiche produttive di fonte ISTAT: nel secondo trimestre del 2018 la produzione metalmeccanica è cresciuta dello 0,9% rispetto al primo, mentre, nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente l’incremento è stato pari al 4,9%. Nel corso della prima metà dell’anno in corso, il trend positivo del settore è stato favorito dai buoni risultati ottenuti: nella produzione di Altri mezzi di trasporto (+9,1%), dalla attività relativa alla Meccanica strumentale (+5,8%) e dalla produzione di Macchine e apparecchi elettrici (+5,9%) e di Prodotti in metallo (+4,4%) mentre incrementi più contenuti si sono avuti nel comparto degli Autoveicoli e in quello della Metallurgia. Complessivamente nei primi sei mesi dell’anno in corso, la produzione metalmeccanica ha registrato un incremento del 4,6% rispetto al 2017 ma i volumi realizzati risultano ancora inferiori del 22,1% rispetto al periodo pre-recessivo (1° trimestre del 2008).

Nel periodo gennaio-giugno 2018 le esportazioni nazionali, pari a circa 113 miliardi di euro, sono mediamente aumentate del 3,8% a fronte di un incremento del 5,0% delle importazioni. Il conseguente saldo positivo di 25 miliardi di euro è risultato uguale a quello realizzato nello stesso periodo del 2017. All’export metalmeccanico hanno contribuito principalmente i flussi diretti verso i paesi dell’Unione europea (+7,3%) che hanno più che compensato la flessione registrata verso i mercati extracomunitari (-0,6%). Per quanto riguarda il fattore lavoro, il ricorso all’istituto della Cassa Integrazione Guadagni in questi primi sei mesi si è ridotto del 48,1% rispetto al 2017 e la dinamica occupazionale nelle imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti si conferma moderatamente positiva (+0,8%). Nelle previsioni a breve dell’indagine, i livelli occupazionali dovrebbero rimanere positivi ma in misura più contenuta rispetto al passato. Sono risultate pari al 48% le imprese che hanno dichiarato di avere difficoltà a reperire manodopera specializzata sul mercato del lavoro ed è stato inoltre evidenziato che la carenza ha riguardato, in ugual misura, le figure professionali con elevato contenuto tecnologico e quelle con competenze di tipo tradizionale.

I dati relativi all’andamento del comparto metalmeccanico di Bari e BAT sono stati presentati nella sede dell’Associazione degli industriali del capoluogo pugliese dalla vicepresidente di Confindustria Bari e BAT e componente del Consiglio generale di Federmeccanica Laura Ruggiero e dal presidente della Sezione Meccanica di Bari e BAT Roberto Bianco che hanno evidenziato come nel primo semestre 2018 le imprese di Bari e BAT intervistate che giudicano in crescita o stabile l’andamento della produzione sono nettamente prevalenti rispetto a quelle che hanno registrato una contrazione. Il 50% degli intervistati nell’area di Bari e BAT infatti segnala una crescita della produzione totale e il 47% una situazione stabile. Solo il 3% lamenta un calo. L’85% inoltre dichiara un aumento della produzione per l’estero. Prevale l’ottimismo anche riguardo agli ordini: il 49% degli intervistati segnala una crescita e il 44% una situazione stabile. Solo il 7% lamenta un calo. Le prospettive della produzione totale e per l’estero sono positive . per il 90% degli intervistati. L’occupazione sarà in crescita nel 47% dei casi e stabile nel 50%. Per il 47% degli intervistati esiste una difficoltà di reperimento di personale qualificato sul mercato. Il dato di Bari e BAT è pressoché in linea con quello nazionale (48%). Nel 94% dei casi le competenze difficili da reperire sul mercato riguardano le tecnologie avanzate e digitali. Nel resto d’Italia tale carenza è meno accentuata (42%). In tema di finanza d’impresa si segnala che la mancanza di liquidità degli anni della crisi sembra ormai superata. La maggioranza delle imprese intervistate segnala una situazione nella norma. Ottimismo trapela dai giudizi degli imprenditori circa le scorte di magazzino: le scorte di materia prima in magazzino sono giudicate in calo, segno della percezione di una domanda di mercato crescente.


“Le istituzioni nazionali e locali sono chiamate a sostenere chi può dare forza al Paese: le Imprese. Oggi vogliamo affermare un principio semplice. – ha detto la vicepresidente di Confindustria Bari e BAT e componente del Consiglio generale di Federmeccanica Laura Ruggiero durante la conferenza stampa a Bari - Solo se si punta di più sulle Imprese ci può essere “più” lavoro. Senza Imprese infatti non c’è, e non ci può essere lavoro, benessere e sviluppo.”

“Nel nostro Paese le politiche industriali devono contemplare sinergie tra centro e periferia e anche la convergenza di politiche economiche, dell’istruzione e del lavoro. – ha dichiarato il presidente della Sezione Meccanica di Confindustria Bari e BAT Roberto Bianco - La nostra indagine lo conferma, visto che il 48% delle aziende metalmeccaniche italiane ha difficoltà a reperire personale. In particolare mancano i profili con competenze tecnologiche avanzate e digitali per il 42% delle aziende italiane e per il 94% delle aziende di Bari e BAT. “

«L’Industria Metalmeccanica italiana - ha dichiarato a Roma Fabio Astori, Vice Presidente di Federmeccanica - comincia ad attraversare una fase di rallentamento. C’è disomogeneità delle previsioni per gli ordini e la produzione che, in alcuni comparti e per alcune aziende operanti in mercati particolarmente sotto stress, manifestano un peggioramento. Sulle prospettive a breve pesano inoltre le incognite relative alle dinamiche geo politiche internazionali che generano un clima di incertezza (dazi e possibili inasprimenti delle guerre commerciali, Brexit, Medio Oriente e Iran). Solo se si punta di “più” sulle Imprese ci può essere “più” lavoro. Questa è l’unica equazione possibile. Senza Imprese infatti non c’è, e non ci può essere lavoro, benessere e sviluppo. Per questo le imprese metalmeccaniche (che producono l’8 % del Pil, quasi il 50% dell'export nazionale e occupano 1 milione e settecentomila lavoratori) lanciano un messaggio forte, chiaro e semplice con due sole parole: Più Impresa!»

«Con Più Impresa! – ha commentato durante la presentazione a Roma Stefano Franchi, Direttore Generale di Federmeccanica – la Metalmeccanica italiana afferma la centralità del manifatturiero ed in particolare della metalmeccanica. E' necessario che le istituzioni nazionali operino in maniera coordinata per: sostenere gli investimenti in tecnologia e innovazione; creare sistemi educativi che consentano di rispondere ai fabbisogni delle imprese di oggi e di domani; avere un mercato del lavoro flessibile, per consentire alle aziende di adattarsi ai cambiamenti, e inclusivo (che rafforzi le tutele sociali con politiche attive basate sull’apprendimento permanente). La flessibilità per l’Industria metalmeccanica non è precarietà. Il 96% dei lavoratori metalmeccanici sono a tempo indeterminato. E’ necessario anche ridurre il costo del lavoro e aumentare la produttività. Incentivare ogni forma di collegamento tra salari e produttività; abbattere la burocrazia che secondo il World Economic Forum è al primo posto tra i fattori problematici per fare Impresa in Italia. Questo per esser competitivi in un mercato difficile, grande come il Mondo. Non siamo soli. Dobbiamo essere più bravi, più efficienti e costare di meno»

 

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